martedì 28 febbraio 2012

Il Prof. vuole uccidere la tradizione cattolico-socialista


Le scuole paritarie che svolgono la propria attività con modalità «concretamente ed effettivamente non commerciali» saranno esenti dall’Imu. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha risposto con queste parole alla trasversale richiesta di chiarezza che era giunta dalla politica nei giorni scorsi, intervenendo ieri in commissione Industria al Senato. «È un passo in avanti, anche se la confusione sul tema non è ancora del tutto dissipata – commenta Paolo Franchi, intervistato da IlSussidiario.net –. Sul fatto che le attività esclusivamente commerciali e a fine di lucro dovessero pagare l’Imu, infatti, non credo che ci siano dubbi, e le parole della Chiesa stessa in questo senso erano state chiarissime. Il punto che doveva e dovrà essere chiarito in maniera esauriente riguarda invece, nel concreto, la ricaduta di questi provvedimenti sulle attività a valenza sociale presenti nella società. Sull’argomento, purtroppo, paghiamo un grave ritardo. In Italia, infatti, tutta l’"area della sussidiarietà”, non ha infatti ancora un riconoscimento giuridico, istituzionale e culturale adeguato».

Ci spieghi meglio.

Se vogliamo evitare di rimanere intrappolati ogni volta in una discussione sul Vaticano e sulle cosiddette “scuole dei preti”, bisognerebbe prestare molta più attenzione a ciò che è o non è sussidiarietà, in modo da distinguere ad esempio tra chi gestisce una scuola elitaria che chiede rette milionarie ai suoi studenti, e chi invece svolge un servizio aperto a tutti. Nel primo caso, infatti, non penso che siano necessarie particolari esenzioni, nel secondo, invece, lo Stato dovrebbe valorizzare maggiormente una società che arriva dove lui stesso non riesce più a spingersi.

In questo senso, la chiusura dell’Agenzia del Terzo settore, decisa durante l’ultimo Consiglio dei ministri, sembra andare in un’altra direzione?

Direi proprio di sì. Non solo, a mio parere segnala una visione. Ho l’impressione, infatti, che nell’orizzonte della cultura dominante di questa fase politica ci sia una sorta di mercatismo puro che non ammette eccezioni e che non coglie quelle preoccupazioni che il mondo cattolico o socialista hanno, pur arrivandoci a partire da percorsi diversi. Non è la prima volta, tra l’altro, che questo salta all’occhio.

A cosa si riferisce?
Ad esempio al falso egualitarismo che segue le logiche di Bruxelles secondo cui l’equiparazione delle pensioni delle donne sarebbe una vittoria in termini di parità sessuale.
Io resto infatti convinto del fatto che le mamme di oggi, che nella maggior parte dei casi si prendono cura dei genitori anziani, dei figli trentenni e dei relativi nipotini, in realtà siano in credito rispetto allo Stato. Un debito, certo, difficile da risarcire. Chi però parte dall’idea che lo Stato non deve niente a nessuno e che la solidarietà è una concessione, basta che sia gratis, non si porrà nemmeno il problema.

Se anche i tecnici peccassero di mercatismo, non dovrebbe però scappargli il risparmio di 6 miliardi di euro procurato dalle scuole paritarie alle casse dello Stato.
Infatti sono convinto che lo sappiano fin troppo bene e che alla fine le cose si sistemeranno. Detto questo, la confusione di questi giorni non è stata positiva e, soprattutto, ha evidenziato ancora una volta che la politica, dopo una lunga stagione di autoreferenzialità, si trova a non avere una parte in commedia.
Di conseguenza non ci si può stupire per gli errori, le ingenuità e le arroganze comunicative dei professori. È un problema di vuoti e di pieni: la politica non è stata esautorata dall’“uomo nero”, si è autosospesa. E quando ha lasciato un vuoto, qualcuno, a modo suo, l’ha riempito. Chiamatela pure tecnica, ma è politica, o meglio, un’altra politica...

(di Carla Melato,tratto da "Il Suddiario.net")

venerdì 24 febbraio 2012

Sicurezza a Carpenedolo: il testo della nostra interpellanza

Carpenedolo, 26 gennaio



Egr. Sindaco del Comune di Carpenedolo


Gianni Desenzani



INTERPELLANZA DA ISCRIVERE NELL’ORDINE DEL GIORNO DEL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE


Oggetto: Richiesta di informazioni sugli atti di solidarietà e sostegno dell’Amministrazione Comunale a favore di titolari di esercizi commerciali oggetto di rapine e altri atti criminosi


I sottoscritti Consiglieri Comunali della Lista “Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord” con la presente propongono al Signor Sindaco del Comune di Carpenedolo la seguente interpellanza da iscrivere nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale.


Nell’ultimo periodo molti esercizi commerciali di Carpenedolo sono stati oggetto di rapine, furti e altri atti criminali anche vandalici. Ultimo per gravità in ordine di tempo, l’assalto alla edicola-tabaccheria di via XX Settembre. In tale contesto, il titolare della tabaccheria, per difendere la propria famiglia che abita nello stesso stabile e i propri beni, ha dovuto anche esplodere alcuni colpi di arma da fuoco solo per mettere in fuga il delinquente introdotto nell’esercizio. Il malvivente è stato infine catturato grazie al repentino intervento dei Carabinieri del nucleo radiomobile. La Magistratura sta svolgendo i dovuti accertamenti anche per appurare l’origine di alcune ferite superficiali riportate dal bandito extracomunitario. In tale ambito, compito del Consiglio Comunale è quello di manifestare la propria solidarietà a tutti i titolari di esercizi commerciali oggetto di furti, rapine, assalti criminali in tutti gli ambiti e le sedi opprtune. La tutela della tranquillità domestica e della famiglia sono diritti naturali insopprimibili che il Consiglio Comunale e i singoli Consiglieri, per le rispettive funzioni e responsabilità, devono garantire e tutelare ai propri cittadini. In ragione di quanto sopra, si interpella il Sindaco del Comune di Carpenedolo per sapere se ritiene opportuno operare una variazione al bilancio comunale per prevedere un fondo di solidarietà (per un importo massimo di Euro 50.000) a favore di titolari di esercizi commerciali del Comune che subiscono atti criminali, chiedendo nel contempo al Sindaco di individuare le voci di spesa del bilancio da variare al fine di costituire tale fondo. Il fondo dovrà essere destinato a tutelare i titolari degli esercizi stessi per le conseguenze più gravi derivanti da tali interventi criminali, compresa l’assistenza legale a quegli esercenti che debbano sostenere spese legali anche solo per l’apertura d’ufficio di fascicoli processuali a loro carico da parte della Magistratura ovvero in ogni altra sede presso la quale tali esercenti debbano essere rappresentati.


Cordialità


Paolo Spaziani


Capogruppo consiliare Lista Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord


Luca Franzoni


Consigliere Lista Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord


Elena Carleschi


Consigliere Lista Spaziani Sindaco Pdl-Lega Nord


Stefano Tramonti


Consigliere Lista Spaziani Sindaco Pdl-Lega Nord

mercoledì 22 febbraio 2012

La repubblica democraticamente corrotta e l'ossessione dei ladri

Per molto tempo sulle inchieste milanesi contro la corruzione ho sostenuto quel che tutti sanno. Che erano politicamente orientate, che i magistrati d’assalto come ceto codino e alcuni loro rappresentanti come persone ambiziose volevano riscattarsi e invadere il campo della politica, diventare famosi e dettare nuove regole di comportamento, fondare partiti, atteggiarsi a procuratori in crociata, esprimere sulla ribalta nazionale una cultura della giurisdizione ideologicamente corretta, maturata negli anni Settanta e poi esplosa nell’assedio riuscito alla Repubblica dei partiti. Mi sembrava che in primo piano fosse, solo ad avere il coraggio di guardarla, una torsione partigiana e faziosa della legalità. Forse il solo Francesco Saverio Borrelli, codino e reazionario come pochi in quanto borghese di ceppo meridionale inserito a Milano, borghese di abitudini e per stile di vita severamente scelto, perseguiva uno scopo genericamente etico; e infatti fu lui a svelare tutto l’arcano quando (voce dal sen fuggita) rimproverò pubblicamente a Di Pietro, ora in finte lacrime dopo aver goduto tanto delle vere lacrime degli altri, di aver dichiarato in privato a lui che “io a quello lo sfascio”.

Non la penso più così. Era vero tutto questo, la giustizia fu politicizzata al di là dei dati oggettivi rivelati dalle inchieste o da alcune inchieste, ma quello che è accaduto supera di gran lunga l’uso politico della giustizia, e la prova generale era stata il caso Tortora. La politica era anormalmente corrotta nel senso che la caccia ai soldi si era trasformata in una pratica in nero emancipata da fini e realtà antiche di funzionamento del sistema, radicate nella guerra fredda e più in generale nella specificità di potere di ogni politica, e la pletora dei finanziatori aveva preso la mano ai capi dei partiti, generando cattive abitudini sconosciute all’epoca in cui garantire il funzionamento della democrazia, anche trasgredendo le regole della compunzione ipocrita che sono sempre un collaterale della vita dello stato, aveva perfino qualcosa di eroico, testimoniava di riservatezza, incorruttibilità personale, dedizione alla causa, radicalità dell’amore per una vita militante (Ugo La Malfa disse alla Camera che i soldi dei petrolieri, i quali ricevevano in cambio favori nella legislazione fiscale, servivano per stampare La Voce repubblicana, e lo disse con orgoglio da vecchio azionista e da vecchio siciliano integro). Ma la Repubblica democraticamente corrotta ha lasciato il posto a un falso paese della virtù, un luogo di oppressione culturale, di pulsioni etiche ossessive, di scemenze punitive sempre più diffuse che alla fine sono diventate una specie di falso senso comune.

Bisognerà pur dirlo.
Siamo diventati un paese ridicolo, malato di falso virtuismo, e abbiamo smarrito in tanti anni il gusto della vita pubblica, l’idea e la pratica di un esercizio efficace del potere, con i risultati che stanno sotto gli occhi di tutti. Più anticorruzione retorica, dosi sempre più massicce di discorsi alterati, ubriachi, sulla casta della politica, e la scomparsa della condizione democratica in un nuovo regime culturale rivelatosi indispensabile per l’emergenza ma che viene dal profondo della dimensione etica della tecnica, dall’idea della neutralità delle scelte, che non è il rovesciamento delle ideologie ma la vittoria finale di un’ideologia. I discorsi sulla corruzione sono automatici, algidi, apparentemente persuasivi, si danno sempre il braccio il magistrato, il funzionario della Corte dei conti, il giornalista di grido pistarolo o editorialista moraleggiante, i tribuni in malafede del programma di restaurazione della legalità, carcerieri del pensiero storico, della filosofia politica, gente che metterebbe al gabbio Croce e Machiavelli e Balzac e il romanzo russo, che ci fornisce non strumenti per capire ma mezzi per criminalizzare la varietà del mondo, quella che sta nei buoni racconti, nella verità delle vite di secoli di umanità, e non poteva che essere il grande processo del secolo alla vita privata di un uomo pubblico e privato e delle sue ragazze invitate alle sue feste il culmine guardone, intercettatorio, spionistico, morboso fino a vette ulceranti, di una trasformazione culturale rispetto alla quale verrebbe da dire com’era bello il vecchio mondo dei ladri e dei maschi italiani o latini lasciati in pace con i loro elisir d’amore. I magna latrocinia di Agostino non sono le banalità della corruzione politica, sono le Repubbliche o gli imperi in cui più della metà dei figli nascono fuori da un’unione d’amore tra maschio e femmina (ultime dall’America), sono gli stati che non fanno il loro dovere per tutelare la famiglia e la maternità, senza opprimere le donne e le libertà civili, senza andare contro le variazioni culturali del sistema di vita, ma anche senza indulgere a una sfrenata rincorsa del desiderio come legge, come codice civile di nuovo stampo.

I ladri? Non erano il problema. Non sono il problema. Sono la nostra ossessione, un modo di volgere lo sguardo via dalla pazza e infernale vita che ci siamo costruiti, via dalla cultura di micragna e di sobrietà che sembriamo aver scelto, contro la quale si ergeva, non sicapisce fino a che punto consapevolmente, il partito ora scompaginato di una nuova destra ridanciana, allegra, populista, caciarona, pop e molto scombiccherata ma vitale e a suo modo sensata. La caccia al ladro invece della Repubblica presidenziale, delle riforme, di un regime fiscale da paese civile, invece di una nuova televisione, invece di una letteratura degna di questo nome, invece, di un cinema d’aggressione alle storie che parlano e incantano, invece di tutto quello che hanno i paesi, beati loro, in cui i magistrati carcerano qualche delinquente, lo standard etico è alto nelle istituzioni, ma nessuno è mai autorizzato a fare dei criteri di pubblica moralità una base generale per la politica, per il funzionamento delle istituzioni, i paesi in cui ancora si parla di guerra e di pace, si fanno le cose che contano, si discute e ci si scontra sulle dimensioni dello stato nella vita libera dei cittadini. Qui è solo questione di ladri e di puttane, uno spettacolo avvilente che è la vera eredità immoralistica delle inchieste di Milano sulla corruzione e della resa generale dell’intelligenza italiana che le accolse e le coccolò per evidenti interessi di bottega.


(di Giuliano Ferrara, tratto da "Il Foglio" del 20/02/2012")

lunedì 20 febbraio 2012

Tassa rifiuti 2011: dove sono finiti i soldi dei bidoncini??

Vi proponiamo il testo della nostra interpellanza in merito alle modalità di determinazione dell'importo della Tassa Rifiuti dell'anno 2011. Nel calcolo dei costi che la Carpenedolo Servizi avrebbe dovuto sostenere nel corso del 2011 sono compresi 9.800 bidoncini per la raccolta dell'umido che avrebbero dovuto essere distribuiti in tutte le abitazioni. L'interpellanza è finalizzata ad approfondire dove siano finiti i soldi dei cittadini e i motivi che hanno portato ad effettuare uno stanziamento dei costi in realtà mai sostenuti.



Carpenedolo, 12 febbraio 2012




Egr. Sindaco del Comune di Carpenedolo


Gianni Desenzani


INTERPELLANZA DA ISCRIVERE NELL’ORDINE DEL GIORNO DEL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE


Oggetto: Richiesta di informazioni sulle modalità di determinazione del piano finanziario della Tariffa Rifiuti anno 2011


I sottoscritti Consiglieri Comunali della Lista “Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord” con la presente propongono al Signor Sindaco del Comune di Carpenedolo la seguente interpellanza da iscrivere nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale.


Il piano finanziario 2011 della Tariffa Rifiuti, oggetto di delibera del Consiglio Comunale del 18 Marzo 2011, include, tra i costi d’uso del capitale, un ammontare pari ad € 10.539 relativo all’ammortamento con aliquota del 15%, dei bidoncini per la raccolta dell’umido porta a porta, iniziativa proposta e discussa in varie sedi, ma mai in realtà avviata a Carpenedolo.


Chiediamo dunque al Sindaco di illustrarci:


- i motivi per cui tali costi abbiano comunque concorso alla determinazione della componente fissa della tariffa rifiuti considerato che l’iniziativa della raccolta porta a porta dell’umido non è stata ancora avviata;


- come intende procedere nei confronti di coloro che hanno corrisposto la tassa rifiuti al fine di rideterminare in modo corretto, e quindi senza l’inclusione di tali costi, la tariffa rifiuti dell’anno 2011


- come intende procedere per l’anno 2012;


- se e come sono stati contabilizzati i costi relativi all’ammortamento dei bidoncini nel bilancio 2011 della Carpenedolo Servizi srl.


Chiediamo inoltre di aggiornarci in merito allo stato dell’arte della procedura che l’amministrazione intende porre in essere per ricondurre la gestione dei rifiuti all’interno dell’ambito del Comune.


Cordialità
Paolo Spaziani
Capogruppo consiliare Lista Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord
Luca Franzoni
Consigliere Lista Spaziani Sindaco PdL-Lega Nord
Elena Carleschi
Consigliere Lista Spaziani Sindaco Pdl-Lega Nord
Stefano Tramonti
Consigliere Lista Spaziani Sindaco Pdl-Lega Nord

venerdì 17 febbraio 2012

Da un'impresa all'altra: dopo Don Gallo arriva Don Mazzi

Vi proponiamo due lettere al direttore pubblicate sull'edizione odierna de "Il Foglio".

Don Mazzi ha chiesto al Sindaco Pisapia di portare un fiore a Parco Lambro, dove un vigile di Milano ha ucciso un giovane cileno, mentre tentava la fuga. Forse sbaglio, ma non ricordo che Don Mazzi abbia chiesto la stessa cosa a Pisapia, quando ad essere ammazzato alla Bovisa da un criminale in fuga era stato un vigile urbano. Le vie del Signore sono infinite. (Michele Pirovano).

Dal sito del Corrierone: “Don Mazzi sul giovane ucciso dal vigile ‘Pisapia deponga un fiore per il cileno’”. Ohibò Celentano docet Ma un prete che “esterni” dalle platee mediatiche contro gli aborti per povertà, è chiedere troppo? (Roberto Bellia)

giovedì 16 febbraio 2012

350 mila euro per uno che dice più assurdità di Vendola

I preti e i frati, Famiglia Cristiana e Avvenire, Don Gallo, i treni lumaca, la Canalis Italia, Pupo e Morandi costituzionalisti, il gioco di parole sulla Lei, i “bravo bravo” ogni 2 minuti, le canzoncine inserite a casaccio, le battute sull’altezza di Pupo, i 3 che fanno i Blues Brothers, la borsa, il deficiente Aldo Grasso, la ruga e la tinta ai capelli, la gente che si intristisce, Sarkozy e Merkel, l’Europa cinica e armata, gli insensati governanti.
Fa quasi rimpiangere le assurdità poetiche di Vendola….

Don Gallo, cappellano di tutte le giunte chic



Giusto per restare agli ultimissimi giorni, don Andrea Gallo, professione «prete di strada», fra le altre cose: a) è andato in televisione a In onda su La7 per dire che è stato invitato a Sanremo e che gli piacerebbe cantare L’Internazionale sul palco del teatro Ariston; b) ha benedetto una manifestazione per chiedere la liberazione dei No Tav arrestati dopo le violenze in Val di Susa e l’inchiesta del procuratore Caselli: «Sono con voi spudoratamente e incondizionatamente per una resistenza democratica e rivoluzionaria»; c) ha difeso Adriano Celentano dalle critiche al suo cachet troppo alto a Sanremo: «Le critiche a lui sono insostenibili. Vogliamo elencare i compensi enormi ingiustificati? Pensioni d’oro, vitalizi, liquidazioni, privilegi?»; d) ha posato come testimonial, con il classico sigaro in bocca, per i manifesti sei per tre affissi su tutti i muri di Savona contro la centrale a carbone di Vado Ligure; e) ha festeggiato la vittoria del suo candidato Marco Doria alle primarie del centrosinistra a Genova, «ancora una volta laboratorio della democrazia».Ma i punti a), b), c), d) ed e) sono solo il riassunto minimo degli ultimi tre giorni di don Gallo che più che un sacerdote è quasi la trasposizione terrena del suo Principale: riesce ad essere contemporaneamente uno e trino, partecipando ad almeno tre cortei, conferenze, comizi e dibattiti. Contemporaneamente.
E così, in mezzo a tutti questi impegni, don Andrea riesce anche ad essere il king maker del centrosinistra, colui che fa e disfa le giunte e, soprattutto, l’uomo che sceglie i sindaci. È successo, ad esempio, a Milano, dove don Gallo ha puntato forte su Pisapia, che poi ha ricambiato portandolo in giro sui palchi come una Madonna pellegrina, persino per il veglione di San Silvestro. Addirittura, gli uomini di Marta Vincenzi l’hanno coccolato al punto di non organizzare la festa dell’ultimo dell’anno a Genova; invece, hanno fatto una conferenza stampa con turibolo per don Gallo per consigliare ai genovesi di spostarsi in massa verso il capoluogo lombardo, gemellato in nome di Pisapia. Almeno così credeva Marta Vincenzi che lo scorso anno aveva incassato il sostegno forte e chiaro di Nichi Vendola: «Dove c’è un sindaco appoggiato da noi che ha fatto il primo mandato, non servono le primarie, noi lo appoggeremo ancora». Poi, ci si è messo di mezzo il don e Nichi ha cambiato idea: «Avevo detto che appoggiavo Marta? Io mi fido di quel che dice don Gallo». Insomma, altro che grande elettore, grandissimo. Logico quindi che la Vincenzi voglia spennare il Gallo, talmente appassionato di Doria da raccogliere le firme per strada - che venga di qui la definizione di «prete di strada»? - insieme a lui. L’altro giorno ha cinguettato su Twitter: «Da maggio a Genova basta con ’sta fissa delle infrastrutture e di Smart Cities. Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedice don Gallo». E poi: «Oggi le donne riescono a non farsi uccidere quando perdono. A proposito, chissà dove sarebbe stato don Gallo al tempo di Ipazia?». Poi, ieri, nel caso non fosse stata abbastanza chiara, ha ribadito a Radio 24: «Il primo aggettivo che mi viene in mente per don Gallo è magnifico. Il secondo però è narciso. Io sono una donna e riconosco in don Gallo una propensione al maschilismo». Sarà. Certamente, don Gallo ha una propensione alle frequentazioni vincenti. Perché sarà pure un «prete di strada», ma a Genova è apprezzato da tutti i potenti: nei salotti buoni non si può iniziare un discorso senza dire «bè, però, don Gallo...» con conclusione (positiva) a scelta, su qualsiasi tema dello scibile umano; la Regione Liguria di Claudio Burlando ha stanziato 10mila euro per la festa del suo ottantesimo compleanno. E don Andrea ha ricambiato cantando Bandiera rossa insieme al governatore ligure e a Gino Paoli lo scorso 25 aprile, alzando al cielo calici di vini prestigiosissimi a denominazione di origine controllata scelti personalmente dal patron di Eataly Oscar Farinetti, uno che ha fatto dell’eccellenza gastronomica la sua ragione di vita. (tratto da "Il Giornale")